Un adulto che gioca è un bambino sopravvissuto.
Durante lo scorso week end ho
condotto una seduta di teatroterapia presso la scuola di specializzazione in
cui mi sto formando, dovevo sviluppare il tema dell’improvvisazione e i
destinatari del mio intervento sono i bambini, ma dovevo sperimentare quanto
pensato sui miei compagni di corso. Questa è stata una bellissima opportunità
per studiare un’altra sfaccettatura del gioco e il rapporto che molti adulti
hanno con esso.
Infatti all’inizio alcuni miei
compagni hanno avuto un atteggiamento da bambini piccoli poco rispettosi delle
regole e al termine della seduta essi hanno confermato questa mia impressione,
questo ha dato vita a un confronto sul gioco e sulla sua importanza e sul fatto
che se siamo adulti e giochiamo allora lo facciamo poco seriamente.
Dal mio punto di vista le cose non
stanno proprio così: il gioco è importantissimo esso ci permette di diventare
adulti ed è un potente mezzo di conoscenza. Pensiamo al mondo che ci circonda:
esso è governato dalle leggi della fisica e come può conoscere tali leggi un
bambino? Bè per esempio facendo cadere a terra gli oggetti egli sperimenta la
forza di gravità, nonostante i genitori che si arrabbiano per tutte le cose scaraventate a terra.
Oppure nel mondo ci sono le
relazioni difficili e impegnative caratterizzate da incomunicabilità e allora
una bambina gioca con le bambole: esse parlano e dicono le cose che nella realtà
non vengono espresse attraverso il gioco dello scambio dei ruoli.
Il gioco ci permette di conoscere
il mondo di sperimentare le leggi che lo governano, ci aiuta ad aumentare le nostre
competenze e capacità; per Platone il gioco contribuisce a qualificare il
mondo, ed io concordo pienamente. Per questo ogni adulto dovrebbe sempre aver
presente il proprio bambino che gioca per solo così può crescere e diventare un
adulto completo.

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