mercoledì 23 ottobre 2013

COSTRUIAMO I GIOCHI

LA MECCANICA DEL CUORE


"Uno non toccare le lancette.
Due domina la rabbia.
Tre non innamorarti mai e poi mai.
Altrimenti nell'orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi"
 
 
 
 
Credo sia giusto creare un angolo in questo blog dove mettere le foto dei giochi che ho costruito con i bambini e per i bambini.
Comincio con la foto di un orologio a cucù un po’ speciale: l’ho costruito per la scuola di teatroterapia che sto frequentando. I docenti ci hanno chiesto di progettare dodici sedute di teatroterapia..io ho preso come riferimento il testo di Mathias Malzieu dal titolo “La meccanica del cuore”. Qui il protagonista ha un cuore un po’ speciale: è proprio un orologio a cucù così quando metterò in atto le mie sedute rivolte ai bambini utilizzerò proprio l’orologio come portatore di messaggi. Il rito iniziale delle nostre sedute sarà proprio quello di vedere quali messaggi ci porta il cucù e alla fine i bambini potranno consegnare lui i loro messaggi su come è andata l’attività.
Ho pensato a lungo a come costruirlo e nonostante alcune notti insonni non ho avuto grandi idee, ma per fortuna c’è la mia amica Bru Bru che mi ha dato qualche suggerimento e a cui vanno i miei ringraziamenti più sinceri..se non ci fosse la dovrei inventare!!!


 
 

sabato 19 ottobre 2013


“FAR CAPIRE AGLI ALTRI LE NOSTRE EMOZIONI NON E’ FACILE, NON E’ FACILE FAR CAPIRE ALLE NOSTRE EMOZIONI GLI ALTRI”

Tutti pensano che il difficile sia salire su un palco, mettere in scena un personaggio ed allestire uno spettacolo. Un attimo prima che tutto inizi senti vibrare il tuo corpo che suona una musica tutta sua, percepisci l’adrenalina in ogni tuo singolo muscolo anche quello che pensavi di non avere mai usato: sensazione che ti ricorda di essere viva e di essere lì per un motivo ben preciso e poi un lungo respiro profondissimo, giù giù fino alla pancia e poi VIA!!! Si apre il sipario, si va in scena, la fantasia vola: siamo tutti un nuovo personaggio con un nuovo carattere e un nuovo destino fino alla fine quando i riflettori si spegneranno un’altra volta e il sipario ci chiuderà. A me non sembra così difficile calcare le scene e vestire panni nuovi, non è difficile far finta di essere qualcun altro…Fin da piccolissimi noi facciamo finta e cambiamo uso agli oggetti li facciamo diventare qualcos’altro( un esempio su tutti è il bambino a cavallo di un manico di scopa che diventa un potente destriero) grazie al gioco. Il gioco conferma la possibilità di essere attivi di entrare in relazione con le cose e di determinare le funzioni ed il senso che esse hanno. E si scopre così il senso e le funzioni degli oggetti, delle situazioni e perfino delle persone, possono cambiare e sorprenderci, possono essere modificati  e  interpretati in modo inedito.
Nel gioco i bambini cercano il piacere, ma mentre giocano imparano a sentirsi liberi e ad affermare il proprio io, esercitando le loro facoltà fisiche e psichiche e il loro diritto ad essere ciò che scelgono e decidono di essere e questo è esattamente ciò che succede a me sul palco.
Alla fine di uno spettacolo, se abbiamo lavorato bene, per tutti i piccoli spettatori tu sarai effettivamente una fata, una topolina in cerca di guai o una cow girl e anche quando ti incroceranno in abiti civili ti chiederanno di lei.
Ma una volta lasciato il palco ecco che comincia il difficile: rimani sola con te stessa, non c’è più alcuna maschera da indossare, un nuovo destino da interpretare o alcuna bacchetta magica che ti possa salvare: lì comincia la realtà fatta di cose che non vorresti, di desideri e obiettivi da raggiungere, fatta di sentimenti, emozioni e relazioni difficili da gestire. Fatta di rapporti in cui non ti accorgi di quanto valgono per te e di quanto abbiano fatto nei tuoi confronti e di quanto male hai fatto tu senza ricambiare, non per cattiveria, ma semplicemente perché non ci potevi credere, non sembrava stesse capitando proprio a te e poi quando queste cose le senti allontanarsi allora ne capisci l’importanza e vorresti un palcoscenico su cui salire e dire ogni cosa, gestire quell’emozione che nasce. Ma invece rimane solo la realtà e lì l’emozione ti assale…..

 

lunedì 7 ottobre 2013

GIOCHIAMO A DIVENTAR PIRATI?


Qualche settimana fa stavo giocando con un bambino di tre anni, facevamo correre le macchinine sul tavolo e ci divertivamo a vedere chi arrivava primo…poi il bambino si è messo a parlare dei pirati e io gli ho chiesto:- ma come si fa a diventar pirati?- La sua risposta è stata :- io mi metto un cappello e dico che sono un pirata!!!- La semplice profondità della sua risposta mi ha lasciata senza parole:ho avuto di fronte a me un bellissimo esempio di quello che Piaget ha definito il “gioco simbolico".

Esso compare dopo i 18 mesi circa; in questo periodo il bambino vive le prime esperienze di separazione e le primissime ansie di abbandono. Il bambino giocherà a far scomparire e comparire i suoi giocattoli: questo schema mette in scena il vissuto della separazione e aiuta a superarlo. Il bambino converte la sua ansia in azioni per liberarsene. Dopo i due anni compaiono le prime attività simboliche e il gioco del “far finta..” Il bambino interpreta un ruolo e si mette nei panni di qualcun altro ed ha la possibilità di provare modelli di comportamento diversi; gli oggetti diventano altro. (il cappello da pirata)Il “copione” diventerà sempre più esteso e vario: saranno coinvolti genitori e amici a cui verranno attribuiti ruoli diversi in contesti diversi. Questo scambio dei ruoli è cruciale per lo sviluppo dell’identità del bambino e per la sua socializzazione con i coetanei: se il bambino sa interpretare ruoli diversi sarà anche flessibile e sensibile alle situazioni. E’ in questo periodo che l’immaginazione del bambino ha uno sviluppo intenso.

Il gioco è sempre un’esperienza creativa che si svolge in un’area che non è realtà psichica, ma è fuori dall’individuo sebbene non sia nel mondo esterno. In questa area che possiamo definire intermedia il bambino raccoglie oggetti e fenomeni del mondo esterno e li usa a servizio di qualche elemento che proviene dal proprio mondo interno.

E’ perciò importante ricordare  che tutte le volte che organizziamo un’attività per bambini noi stiamo agendo sulla sua psiche e sulla formazione della sua identità e stiamo perciò facendo una cosa molto seria. Tutte le volte che organizzo dei giochi per bambini mi diverto a portarli in mondi diversi e giocare a fare finta di essere gnomi, folletti, fate, ballerine, pirati ecc.ecc.affinchè i bambini possano arricchire il loro mondo interno di esperienze significative.
 
Ad un bambino basta un cappello per diventare pirata e formare la sua identità di adulto....a noi adulti quanti cappelli servono?

 

sabato 5 ottobre 2013

IL GIOCO DELLE FAVOLE E DELLE FIABE


“SE VOLETE CHE VOSTRO FIGLIO SIA INTELLIGENTE RACCONTATEGLI DELLE FIABE
SE VOLETE CHE SIA MOLTO INTELLIGENTE RACCONTATEGLIENE DI PIU’”
A.      Einstein

Quando ancora non sapevo leggere chiedevo costantemente che mi venissero comprati dei libri(che a casa mia erano sempre molto pochi…) e che mi venissero letti tutti e subito. Ricordo ancora che,quando ascoltavo leggere una fiaba o una favola, davanti a me comparivano immediatamente le immagini di draghi, principi e principesse, gnomi, fate, animali parlanti….era decisamente meglio della tv!!! Poi a 5 anni ho iniziato a leggere in modo stentato, ma questo era sufficiente affinchè la giornata mi volasse in un battibaleno e calcolando che io non ho fatto la scuola dell’infanzia la giornata era davvero molto lunga. Mi bastava cominciare una storia per arrivare in un posto magico completamente diverso dalla realtà in cui vivevo e poi quando la mamma o gli amichetti mi chiamavano per giocare uscivo da quel mondo molto contenta e come se niente fosse riprendevo le mie attività.
Da psicologa posso definire questo atteggiamento come una psicosi temporanea, ed è quella che cerco di generare tutte le volte che leggo o scrivo ai bambini una storia; il mio obiettivo è cioè quello di portare i bambini in un mondo dove fare giochi, avventure, esperienze educative grazie all’interazione diretta con i protagonisti, nei quali regolarmente mi trasformo, e con i quali possano poi tornare consciamente nella realtà carichi di nuove emozioni e di nuovi strumenti con cui viverle.
Molto recentemente un’amica mi ha fatto notare che io “vivo proprio una favola”. Non direi..la mia vita non è affatto una favola, anche io ho incontrato e incontro ogni giorno mostri, streghe, lupi cattivi ed orchi. In particolare ultimamente ho incontrato un orco che è arrivato alle porte del mio castello, vi è entrato come un uragano dopo che ho detto alle guardie di non allontanarlo e si è subdolamente insinuato in ogni aspetto della mia vita anche se diceva di non accettarla e di rifiutarla (e qui compare il meccanismo di difesa della negazione). Mi ha portato via tutto o quasi…perché quella fantasia tanto criticata mi permette ora di uscire dalla torre in cui l’orco mi ha rinchiusa per gelosia e mi permette di trovare il bello in ogni cosa che lui ha contaminato. Il valore e l’importanza delle fiabe è proprio questo: entrare in esse con disinvoltura per poi tornare nella realtà con il giusto equipaggio per affrontarla, perché in fondo 5 minuti di felicità non si negano a nessuno…nemmeno ad un orco!

martedì 1 ottobre 2013

IL GIOCO NEL MONDO


Questo blog nasce dall'esigenza di condividere le esperienze ludiche che in questi anni di lavoro ho visto affrontare da bambini e adulti. In particolare saranno presi in considerazione gli aspetti psicologici ed evolutivi del gioco.
Per questo mi sembra interessante iniziare con una panoramica sul mondo del gioco e sui diversi mondi in cui esso ci può portare.

L’uomo gioca fin dalla nascita, e continua a farlo anche quando cresce e diventa adulto. Sembra che l’attività ludica lo accompagni lungo tutto l’arco della sua esistenza, anche se nelle diverse fasi si presenta sempre con nuove autonomie
 
Quando un bimbo gioca, è assorbito dal gioco, vuol dirci che sta bene. È in sintonia con sé e con gli altri, con il dentro e il fuori (yin e yang). L’equilibrio che il bimbo raggiunge giocando è fantastico. Egli si pone nell’area della cultura. Mette da parte l’egocentrismo e non gli importa granché dell’ambiente circostante, sta vivendo in un’area intermedia: l’area dell’arte, della filosofia per l’adulto. È lo spazio dove sperimentare la sua crescita, uno spazio suo e anche condivisibile, è lo spazio dell’indipendenza, dello star da soli alla presenza di qualcuno.

Un’altra chiave di lettura del gioco è quella che concepisce l’attività ludica come strettamente collegata alla dimensione culturale. Secondo questa prospettiva il gioco è una ricca sorgente di attività superiori: arte, religione, sport e perfino la scienza hanno una comune origine nel gioco che permette all’uomo di costruire, progettare, creare. Anche Platone si era interessato al gioco interrogandosi sul rapporto che intercorre tra di esso, il mondo e l’uomo arrivando così a concepire  il gioco come un elemento che contribuisce a qualificare il mondo.

Ma cosa si intende quando si parla di gioco? A questa domanda sono state date innumerevoli risposte in quanto il gioco è un elemento difficilmente perimetrabile ed è per questo che nel corso dei secoli si è tentano di rendere il gioco concettualmente osservabile e oggettivamente trattabile.

Nel corso del secolo scorso è stata esaltata l’importanza del gioco inteso come attività spontaneamente creatrice, come elemento di raccordo tra natura e umanità, necessario per raggiungere quella visione del mondo unitaria, animata e animatrice propria del Romanticismo. All’interno di questo quadro il gioco può essere considerato come uno strumento che permane in tutte le età della vita in quanto l’uomo gioca unicamente quando è uomo nel senso pieno della parola ed è pienamente uomo unicamente quando gioca. Al gioco viene così affidata una rilevanza etica ed estetica che rappresenta l’atto di libertà a cui l’uomo tende nella sua integrità.