martedì 31 dicembre 2013

GIOCHIAMO CON LE NUVOLE




"In ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l'altro nell'abisso"
P.Coelho
 
 

 

Questa storia per bambini è nata circa due anni fa, quando in occasione della prima edizione della manifestazione che si tiene nel paese limitrofo al mio, denominata “C’è una valle”.Mi venne chiesto di creare un laboratorio per bambini. Dovevo far costruire un piccolo libricino utilizzando solo materiale di riciclo, i cartoncini a disposizione erano solo di quattro colori: verde, marrone, azzurro e blu. Pensai di creare una storia per coinvolgere meglio i bambini nella costruzione del laboratorio e decisi di associare ogni colore ad un diverso ambiente in cui si svolgeva una piccola avventura e così nacque il personaggio di nuvoletta che ha bisogno di una nuova casa. Costruii con i bambini il libro in materiale riciclato e insieme accompagnammo la protagonista nella sua nuova dimora.
Il significato della storia è che ognuno di noi è in cerca del suo posto nel mondo o almeno io lo interpreto così e per questo nuovo anno che sta arrivando, mi auguro che ogni bambino che leggerà la mia storia possa desiderare di vivere in un mondo fatto di favole che ci avvicinano e ci aiutano a crescere nella nostra realtà.
Nel 2013 ho presentato per la prima volta la storia nel paese in cui abito in una serata organizzata dalla biblioteca, è stata molto emozionante soprattutto per l’aiuto che mi hanno dato alcune amiche: “la Birichina” che  ha accompagnato la mia nuvola sulle note di un musica speciale, e “Olivia” che ha creato per me le illustrazioni della storia. Grazie a loro porterò con me nel nuovo anno questo magico momento.
 
NUVOLETTA IN CERCA DI UNA CASETTA
 
 
C’era una volta una nuvoletta,
che un bel giorno, senza paura,  decise di partire per una nuova avventura. Si mise in cerca di una nuova casetta perché quella che aveva le stava ormai stretta. Viaggiò, grazie al suo amico vento, che la portava in ogni luogo senza spavento.
 Per giorni e mesi volò sopra foreste, boschi, radure e fattorie, infine decise di fermarsi sopra le verdi praterie. Appena arrivata pensò:- COME SONO FORTUNATA, ECCO QUI LA MIA NUOVA DIMORA FINALMENTE L’HO TROVATA!!!!-Ma ahimè nella nuova casetta ogni giorno i fili d’erba facevano il solletico alla nostra amichetta  e così , un po’ triste, la  nuvoletta per una nuova ricerca partì in tutta fretta! Chiamò il suo amico vento e per un breve periodo volò fino a quando nel deserto atterrò, subito pensò :- COME SONO FORTUNATA, ECCO QUI LA MIA NUOVA DIMORA FINALMENTE L’HO TROVATA!!!!- Ma ahimè ogni giorno la sabbia sporcava la nostra amica che con grande fatica fu costretta ad andare via.
Poverina, era disperata non sapeva proprio più dove andare, fino a quando il vento la portò al mare. Appena arrivata subito pensò :- COME SONO FORTUNATA, ECCO QUI LA MIA NUOVA DIMORA FINALMENTE L’HO TROVATA!!!!- Ma ahimè i pesci con loro non la vollero far giocare e così per la nuvoletta venne subito il tempo di salutare il mare. La nostra nuvoletta si sentiva molto triste e volava pigramente in cerca di una nuova casa fino a quando con il suo occhiolino vide un bel cielo azzurrino. Si avvicinò al cielo pian pianino e  pensò:-ECCO UNA NUOVA DIMORA CHE FA AL CASO MIO, MA CHISSA’ SE MI VORRA’???- e questa volta il cielo accolse la nuvoletta con felicità le chiese per favore di fermarsi proprio là. Finalmente, dopo aver a lungo  viaggiato la nostra amichetta la sua casetta ha trovato.
 
 

 
 
 

venerdì 20 dicembre 2013

AUGURI DI NATALE



 
 
"Per questo Natale
Vorrei che i bambini di tutti i mondi
Potessero giocare infiniti secondi
E che gli adulti del nostro mondo
Iniziassero a giocare per almeno un secondo
Solo così per me sarebbe Natale fino un fondo."

Bilù

AUGURI DI BUON NATALE A TUTTI I MIEI LETTORI!!!
 
 
 

giovedì 12 dicembre 2013

GIOCHIAMO A FARE I GRANDI


 
Un adulto che gioca è un bambino sopravvissuto.

Durante lo scorso week end ho condotto una seduta di teatroterapia presso la scuola di specializzazione in cui mi sto formando, dovevo sviluppare il tema dell’improvvisazione e i destinatari del mio intervento sono i bambini, ma dovevo sperimentare quanto pensato sui miei compagni di corso. Questa è stata una bellissima opportunità per studiare un’altra sfaccettatura del gioco e il rapporto che molti adulti hanno con esso.
Infatti all’inizio alcuni miei compagni hanno avuto un atteggiamento da bambini piccoli poco rispettosi delle regole e al termine della seduta essi hanno confermato questa mia impressione, questo ha dato vita a un confronto sul gioco e sulla sua importanza e sul fatto che se siamo adulti e giochiamo allora lo facciamo poco seriamente.
Dal mio punto di vista le cose non stanno proprio così: il gioco è importantissimo esso ci permette di diventare adulti ed è un potente mezzo di conoscenza. Pensiamo al mondo che ci circonda: esso è governato dalle leggi della fisica e come può conoscere tali leggi un bambino? Bè per esempio facendo cadere a terra gli oggetti egli sperimenta la forza di gravità, nonostante i genitori che si arrabbiano per  tutte le cose scaraventate a terra.

Oppure nel mondo ci sono le relazioni difficili e impegnative caratterizzate da incomunicabilità e allora una bambina gioca con le bambole: esse parlano e dicono le cose che nella realtà non vengono espresse attraverso il gioco dello scambio dei ruoli.

Il gioco ci permette di conoscere il mondo di sperimentare le leggi che lo governano, ci aiuta ad aumentare le nostre competenze e capacità; per Platone il gioco contribuisce a qualificare il mondo, ed io concordo pienamente. Per questo ogni adulto dovrebbe sempre aver presente il proprio bambino che gioca per solo così può crescere e diventare un adulto completo.
 
 

giovedì 21 novembre 2013

GIOCHI DA NON COMPLEANNO



Alice:- Per quanto tempo è per sempre?-Bianconiglio:- a volte solo un secondo-
Lewis Carroll

Dopo un breve periodo di assenza dal blog, per i motivi più svariati oggi noto con piacere che siamo arrivati a 400!!!!!Dopo circa due mesi di vita ho avuto 400 visitatori  e anche due followers.... che sono passati di qui, magari solo per curiosità...ma l'importante è che ci siano passati e magari lasciato anche una loro traccia...
così per festeggiare decido di regalarvi una delle mie creazioni: la mia prima t-shirt con un disegno fatto tutto da me. Essa è nata per fare un regalo di compleanno ad un amico che per festeggiare ha voluto donare a tutti gli invitati una pomeriggio di giochi e divertimento ed io ho voluto ricambiare per tutti gli anni passati a giocare con questo regalo: qualcosa di originale che ho pensato e fatto io, perché il bello dell'amicizia è proprio quello di giocare sempre insieme e scoprire cose nuove donando agli altri una parte di noi e ricevendo la parte migliore degli altri...
GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE HANNO VISITATO IL MIO BLOG E CHE CONTINUERANNO A FARLO!!!!!!!!


venerdì 1 novembre 2013

GIOCHIAMO CON LA MATEMATICA



"La matematica è l'alfabeto nel quale Dio ha scritto l'universo"
G.GALLILEI

Giacomo ha 15 macchinine. Le vuole regalare in parti uguali ai suoi 3 amici. Quante macchinine dà ad ogni suo amico?
Questo è il testo di un semplice problema che ho chiesto di risolvere a mente ad una bambina di nove anni frequentante la quarta elementare. La bimba ha mostrato subito grosse difficoltà e la sua prima risposta è stata 15 X3….
In effetti quando uno studente si trova di fronte ad un problema tende sempre a rispondere ai quesiti con un’operazione, io invece dico sempre che è meglio rispondere con un ragionamento ad alta voce e poi insieme andare a cercare il risultato numerico.
Ho quindi chiesto alla bambina di dirmi il nome di sue tre amiche che abbiamo scritto su tre foglietti di colore diverso, poi, non avendo a disposizione 15 macchinine, le ho chiesto di prendere 15 matite colorate. Le abbiamo messe in ordine davanti a lei e un po’ più in basso i tre foglietti con i nomi delle amiche… le ho infine chiesto di distribuire le matite alle sue tre amiche. La bambina non ha esitato ha preso in mano 5 matite e le ha date alla prima amica, altre 5 alla seconda e le restanti alla terza!! Io mi aspettavo che distribuisse un colore alla volta e invece la bimba sapeva benissimo cosa doveva  fare!!!! La bambina ha materialmente svolto un’operazione che ancora non sa fare a livello mentale, ma se le chiedo di trascriver su un foglio quanto fatto lei correttamente segna 15:3!!!!
Purtroppo troppo presto si chiede ai bambini di ragionare solo a livello astratto, ma c’è ancora chi non ha raggiunto un livello di sviluppo cognitivo adeguato a queste richieste  e quindi fatica in questi esercizi,  perciò di fronte ad una verifica mentale di matematica prenderà sicuramente un’insufficienza. Nella scuola ideale ad ogni bambino viene data la possibilità di sperimentare diversi materiali e di fare esperienze concrete sul contare per arrivare ad uno sviluppo del pensiero  formale  prima,  ipotetico deduttivo poi,  in cui non sarà più necessario avere un oggetto concreto da dividere, sottrarre, addizionare o moltiplicare, ma sarà solo il pensiero a guidare verso il risultato corretto.

mercoledì 23 ottobre 2013

COSTRUIAMO I GIOCHI

LA MECCANICA DEL CUORE


"Uno non toccare le lancette.
Due domina la rabbia.
Tre non innamorarti mai e poi mai.
Altrimenti nell'orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi"
 
 
 
 
Credo sia giusto creare un angolo in questo blog dove mettere le foto dei giochi che ho costruito con i bambini e per i bambini.
Comincio con la foto di un orologio a cucù un po’ speciale: l’ho costruito per la scuola di teatroterapia che sto frequentando. I docenti ci hanno chiesto di progettare dodici sedute di teatroterapia..io ho preso come riferimento il testo di Mathias Malzieu dal titolo “La meccanica del cuore”. Qui il protagonista ha un cuore un po’ speciale: è proprio un orologio a cucù così quando metterò in atto le mie sedute rivolte ai bambini utilizzerò proprio l’orologio come portatore di messaggi. Il rito iniziale delle nostre sedute sarà proprio quello di vedere quali messaggi ci porta il cucù e alla fine i bambini potranno consegnare lui i loro messaggi su come è andata l’attività.
Ho pensato a lungo a come costruirlo e nonostante alcune notti insonni non ho avuto grandi idee, ma per fortuna c’è la mia amica Bru Bru che mi ha dato qualche suggerimento e a cui vanno i miei ringraziamenti più sinceri..se non ci fosse la dovrei inventare!!!


 
 

sabato 19 ottobre 2013


“FAR CAPIRE AGLI ALTRI LE NOSTRE EMOZIONI NON E’ FACILE, NON E’ FACILE FAR CAPIRE ALLE NOSTRE EMOZIONI GLI ALTRI”

Tutti pensano che il difficile sia salire su un palco, mettere in scena un personaggio ed allestire uno spettacolo. Un attimo prima che tutto inizi senti vibrare il tuo corpo che suona una musica tutta sua, percepisci l’adrenalina in ogni tuo singolo muscolo anche quello che pensavi di non avere mai usato: sensazione che ti ricorda di essere viva e di essere lì per un motivo ben preciso e poi un lungo respiro profondissimo, giù giù fino alla pancia e poi VIA!!! Si apre il sipario, si va in scena, la fantasia vola: siamo tutti un nuovo personaggio con un nuovo carattere e un nuovo destino fino alla fine quando i riflettori si spegneranno un’altra volta e il sipario ci chiuderà. A me non sembra così difficile calcare le scene e vestire panni nuovi, non è difficile far finta di essere qualcun altro…Fin da piccolissimi noi facciamo finta e cambiamo uso agli oggetti li facciamo diventare qualcos’altro( un esempio su tutti è il bambino a cavallo di un manico di scopa che diventa un potente destriero) grazie al gioco. Il gioco conferma la possibilità di essere attivi di entrare in relazione con le cose e di determinare le funzioni ed il senso che esse hanno. E si scopre così il senso e le funzioni degli oggetti, delle situazioni e perfino delle persone, possono cambiare e sorprenderci, possono essere modificati  e  interpretati in modo inedito.
Nel gioco i bambini cercano il piacere, ma mentre giocano imparano a sentirsi liberi e ad affermare il proprio io, esercitando le loro facoltà fisiche e psichiche e il loro diritto ad essere ciò che scelgono e decidono di essere e questo è esattamente ciò che succede a me sul palco.
Alla fine di uno spettacolo, se abbiamo lavorato bene, per tutti i piccoli spettatori tu sarai effettivamente una fata, una topolina in cerca di guai o una cow girl e anche quando ti incroceranno in abiti civili ti chiederanno di lei.
Ma una volta lasciato il palco ecco che comincia il difficile: rimani sola con te stessa, non c’è più alcuna maschera da indossare, un nuovo destino da interpretare o alcuna bacchetta magica che ti possa salvare: lì comincia la realtà fatta di cose che non vorresti, di desideri e obiettivi da raggiungere, fatta di sentimenti, emozioni e relazioni difficili da gestire. Fatta di rapporti in cui non ti accorgi di quanto valgono per te e di quanto abbiano fatto nei tuoi confronti e di quanto male hai fatto tu senza ricambiare, non per cattiveria, ma semplicemente perché non ci potevi credere, non sembrava stesse capitando proprio a te e poi quando queste cose le senti allontanarsi allora ne capisci l’importanza e vorresti un palcoscenico su cui salire e dire ogni cosa, gestire quell’emozione che nasce. Ma invece rimane solo la realtà e lì l’emozione ti assale…..

 

lunedì 7 ottobre 2013

GIOCHIAMO A DIVENTAR PIRATI?


Qualche settimana fa stavo giocando con un bambino di tre anni, facevamo correre le macchinine sul tavolo e ci divertivamo a vedere chi arrivava primo…poi il bambino si è messo a parlare dei pirati e io gli ho chiesto:- ma come si fa a diventar pirati?- La sua risposta è stata :- io mi metto un cappello e dico che sono un pirata!!!- La semplice profondità della sua risposta mi ha lasciata senza parole:ho avuto di fronte a me un bellissimo esempio di quello che Piaget ha definito il “gioco simbolico".

Esso compare dopo i 18 mesi circa; in questo periodo il bambino vive le prime esperienze di separazione e le primissime ansie di abbandono. Il bambino giocherà a far scomparire e comparire i suoi giocattoli: questo schema mette in scena il vissuto della separazione e aiuta a superarlo. Il bambino converte la sua ansia in azioni per liberarsene. Dopo i due anni compaiono le prime attività simboliche e il gioco del “far finta..” Il bambino interpreta un ruolo e si mette nei panni di qualcun altro ed ha la possibilità di provare modelli di comportamento diversi; gli oggetti diventano altro. (il cappello da pirata)Il “copione” diventerà sempre più esteso e vario: saranno coinvolti genitori e amici a cui verranno attribuiti ruoli diversi in contesti diversi. Questo scambio dei ruoli è cruciale per lo sviluppo dell’identità del bambino e per la sua socializzazione con i coetanei: se il bambino sa interpretare ruoli diversi sarà anche flessibile e sensibile alle situazioni. E’ in questo periodo che l’immaginazione del bambino ha uno sviluppo intenso.

Il gioco è sempre un’esperienza creativa che si svolge in un’area che non è realtà psichica, ma è fuori dall’individuo sebbene non sia nel mondo esterno. In questa area che possiamo definire intermedia il bambino raccoglie oggetti e fenomeni del mondo esterno e li usa a servizio di qualche elemento che proviene dal proprio mondo interno.

E’ perciò importante ricordare  che tutte le volte che organizziamo un’attività per bambini noi stiamo agendo sulla sua psiche e sulla formazione della sua identità e stiamo perciò facendo una cosa molto seria. Tutte le volte che organizzo dei giochi per bambini mi diverto a portarli in mondi diversi e giocare a fare finta di essere gnomi, folletti, fate, ballerine, pirati ecc.ecc.affinchè i bambini possano arricchire il loro mondo interno di esperienze significative.
 
Ad un bambino basta un cappello per diventare pirata e formare la sua identità di adulto....a noi adulti quanti cappelli servono?

 

sabato 5 ottobre 2013

IL GIOCO DELLE FAVOLE E DELLE FIABE


“SE VOLETE CHE VOSTRO FIGLIO SIA INTELLIGENTE RACCONTATEGLI DELLE FIABE
SE VOLETE CHE SIA MOLTO INTELLIGENTE RACCONTATEGLIENE DI PIU’”
A.      Einstein

Quando ancora non sapevo leggere chiedevo costantemente che mi venissero comprati dei libri(che a casa mia erano sempre molto pochi…) e che mi venissero letti tutti e subito. Ricordo ancora che,quando ascoltavo leggere una fiaba o una favola, davanti a me comparivano immediatamente le immagini di draghi, principi e principesse, gnomi, fate, animali parlanti….era decisamente meglio della tv!!! Poi a 5 anni ho iniziato a leggere in modo stentato, ma questo era sufficiente affinchè la giornata mi volasse in un battibaleno e calcolando che io non ho fatto la scuola dell’infanzia la giornata era davvero molto lunga. Mi bastava cominciare una storia per arrivare in un posto magico completamente diverso dalla realtà in cui vivevo e poi quando la mamma o gli amichetti mi chiamavano per giocare uscivo da quel mondo molto contenta e come se niente fosse riprendevo le mie attività.
Da psicologa posso definire questo atteggiamento come una psicosi temporanea, ed è quella che cerco di generare tutte le volte che leggo o scrivo ai bambini una storia; il mio obiettivo è cioè quello di portare i bambini in un mondo dove fare giochi, avventure, esperienze educative grazie all’interazione diretta con i protagonisti, nei quali regolarmente mi trasformo, e con i quali possano poi tornare consciamente nella realtà carichi di nuove emozioni e di nuovi strumenti con cui viverle.
Molto recentemente un’amica mi ha fatto notare che io “vivo proprio una favola”. Non direi..la mia vita non è affatto una favola, anche io ho incontrato e incontro ogni giorno mostri, streghe, lupi cattivi ed orchi. In particolare ultimamente ho incontrato un orco che è arrivato alle porte del mio castello, vi è entrato come un uragano dopo che ho detto alle guardie di non allontanarlo e si è subdolamente insinuato in ogni aspetto della mia vita anche se diceva di non accettarla e di rifiutarla (e qui compare il meccanismo di difesa della negazione). Mi ha portato via tutto o quasi…perché quella fantasia tanto criticata mi permette ora di uscire dalla torre in cui l’orco mi ha rinchiusa per gelosia e mi permette di trovare il bello in ogni cosa che lui ha contaminato. Il valore e l’importanza delle fiabe è proprio questo: entrare in esse con disinvoltura per poi tornare nella realtà con il giusto equipaggio per affrontarla, perché in fondo 5 minuti di felicità non si negano a nessuno…nemmeno ad un orco!

martedì 1 ottobre 2013

IL GIOCO NEL MONDO


Questo blog nasce dall'esigenza di condividere le esperienze ludiche che in questi anni di lavoro ho visto affrontare da bambini e adulti. In particolare saranno presi in considerazione gli aspetti psicologici ed evolutivi del gioco.
Per questo mi sembra interessante iniziare con una panoramica sul mondo del gioco e sui diversi mondi in cui esso ci può portare.

L’uomo gioca fin dalla nascita, e continua a farlo anche quando cresce e diventa adulto. Sembra che l’attività ludica lo accompagni lungo tutto l’arco della sua esistenza, anche se nelle diverse fasi si presenta sempre con nuove autonomie
 
Quando un bimbo gioca, è assorbito dal gioco, vuol dirci che sta bene. È in sintonia con sé e con gli altri, con il dentro e il fuori (yin e yang). L’equilibrio che il bimbo raggiunge giocando è fantastico. Egli si pone nell’area della cultura. Mette da parte l’egocentrismo e non gli importa granché dell’ambiente circostante, sta vivendo in un’area intermedia: l’area dell’arte, della filosofia per l’adulto. È lo spazio dove sperimentare la sua crescita, uno spazio suo e anche condivisibile, è lo spazio dell’indipendenza, dello star da soli alla presenza di qualcuno.

Un’altra chiave di lettura del gioco è quella che concepisce l’attività ludica come strettamente collegata alla dimensione culturale. Secondo questa prospettiva il gioco è una ricca sorgente di attività superiori: arte, religione, sport e perfino la scienza hanno una comune origine nel gioco che permette all’uomo di costruire, progettare, creare. Anche Platone si era interessato al gioco interrogandosi sul rapporto che intercorre tra di esso, il mondo e l’uomo arrivando così a concepire  il gioco come un elemento che contribuisce a qualificare il mondo.

Ma cosa si intende quando si parla di gioco? A questa domanda sono state date innumerevoli risposte in quanto il gioco è un elemento difficilmente perimetrabile ed è per questo che nel corso dei secoli si è tentano di rendere il gioco concettualmente osservabile e oggettivamente trattabile.

Nel corso del secolo scorso è stata esaltata l’importanza del gioco inteso come attività spontaneamente creatrice, come elemento di raccordo tra natura e umanità, necessario per raggiungere quella visione del mondo unitaria, animata e animatrice propria del Romanticismo. All’interno di questo quadro il gioco può essere considerato come uno strumento che permane in tutte le età della vita in quanto l’uomo gioca unicamente quando è uomo nel senso pieno della parola ed è pienamente uomo unicamente quando gioca. Al gioco viene così affidata una rilevanza etica ed estetica che rappresenta l’atto di libertà a cui l’uomo tende nella sua integrità.