Questo blog nasce dall'esigenza di condividere le esperienze ludiche che in questi anni di lavoro ho visto affrontare da bambini e adulti. In particolare saranno presi in considerazione gli aspetti psicologici ed evolutivi del gioco.
Per questo mi sembra interessante iniziare con una panoramica sul mondo del gioco e sui diversi mondi in cui esso ci può portare.
L’uomo gioca fin dalla nascita, e continua a farlo anche quando cresce e diventa adulto. Sembra che l’attività ludica lo accompagni lungo tutto l’arco della sua esistenza, anche se nelle diverse fasi si presenta sempre con nuove autonomie
Quando un bimbo gioca, è assorbito dal
gioco, vuol dirci che sta bene. È in sintonia con sé e con gli altri, con il
dentro e il fuori (yin e yang). L’equilibrio che il bimbo raggiunge giocando è
fantastico. Egli si pone nell’area della cultura. Mette da parte l’egocentrismo
e non gli importa granché dell’ambiente circostante, sta vivendo in un’area
intermedia: l’area dell’arte, della filosofia per l’adulto. È lo spazio dove
sperimentare la sua crescita, uno spazio suo e anche condivisibile, è lo spazio
dell’indipendenza, dello star da soli alla presenza di qualcuno.
Un’altra chiave di lettura del gioco è
quella che concepisce l’attività ludica come strettamente collegata alla
dimensione culturale. Secondo questa prospettiva il gioco è una ricca sorgente
di attività superiori: arte, religione, sport e perfino la scienza hanno una
comune origine nel gioco che permette all’uomo di costruire, progettare,
creare. Anche Platone si era interessato al gioco interrogandosi sul rapporto
che intercorre tra di esso, il mondo e l’uomo arrivando così a concepire il gioco come un elemento che contribuisce a
qualificare il mondo.
Ma cosa si intende quando si parla di
gioco? A questa domanda sono state date innumerevoli risposte in quanto il
gioco è un elemento difficilmente perimetrabile ed è per questo che nel corso
dei secoli si è tentano di rendere il gioco concettualmente osservabile e
oggettivamente trattabile.
Nel corso del secolo scorso è stata
esaltata l’importanza del gioco inteso come attività spontaneamente creatrice,
come elemento di raccordo tra natura e umanità, necessario per raggiungere
quella visione del mondo unitaria, animata e animatrice propria del
Romanticismo. All’interno di questo quadro il gioco può essere considerato come
uno strumento che permane in tutte le età della vita in quanto l’uomo gioca
unicamente quando è uomo nel senso pieno della parola ed è pienamente uomo
unicamente quando gioca. Al gioco viene così affidata una rilevanza etica ed
estetica che rappresenta l’atto di libertà a cui l’uomo tende nella sua
integrità.
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