Qualche settimana fa stavo giocando
con un bambino di tre anni, facevamo correre le macchinine sul tavolo e ci
divertivamo a vedere chi arrivava primo…poi il bambino si è messo a parlare dei
pirati e io gli ho chiesto:- ma come si fa a diventar pirati?- La sua risposta
è stata :- io mi metto un cappello e dico che sono un pirata!!!- La semplice
profondità della sua risposta mi ha lasciata senza parole:ho avuto di fronte a
me un bellissimo esempio di quello che Piaget ha definito il “gioco simbolico".
Esso compare dopo i 18 mesi circa; in
questo periodo il bambino vive le prime esperienze di separazione e le
primissime ansie di abbandono. Il bambino giocherà a far scomparire e comparire
i suoi giocattoli: questo schema mette in scena il vissuto della separazione e
aiuta a superarlo. Il bambino converte la sua ansia in azioni per liberarsene.
Dopo i due anni compaiono le prime attività simboliche e il gioco del “far
finta..” Il bambino interpreta un ruolo e si mette nei panni di qualcun altro
ed ha la possibilità di provare modelli di comportamento diversi; gli oggetti
diventano altro. (il cappello da pirata)Il “copione” diventerà sempre più
esteso e vario: saranno coinvolti genitori e amici a cui verranno attribuiti
ruoli diversi in contesti diversi. Questo scambio dei ruoli è cruciale per lo
sviluppo dell’identità del bambino e per la sua socializzazione con i coetanei:
se il bambino sa interpretare ruoli diversi sarà anche flessibile e sensibile
alle situazioni. E’ in questo periodo che l’immaginazione del bambino ha uno
sviluppo intenso.
Il gioco è sempre un’esperienza
creativa che si svolge in un’area che non è realtà psichica, ma è fuori
dall’individuo sebbene non sia nel mondo esterno. In questa area che possiamo
definire intermedia il bambino raccoglie oggetti e fenomeni del mondo esterno e
li usa a servizio di qualche elemento che proviene dal proprio mondo interno.
E’ perciò importante ricordare che tutte le volte che organizziamo un’attività
per bambini noi stiamo agendo sulla sua psiche e sulla formazione della sua
identità e stiamo perciò facendo una cosa molto seria. Tutte le volte che
organizzo dei giochi per bambini mi diverto a portarli in mondi diversi e
giocare a fare finta di essere gnomi, folletti, fate, ballerine, pirati
ecc.ecc.affinchè i bambini possano arricchire il loro mondo interno di
esperienze significative.
Ad un bambino basta un cappello per diventare pirata e formare la sua identità di adulto....a noi adulti quanti cappelli servono?

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